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| Palazzo Lucarini Contemporary |
Nonostante l’edificio sia impegnato
in un lavoro di ristrutturazione che da due anni produce parecchio disagio, i
progetti espositivi di Palazzo Lucarini Contemporary si sono avvicendati con
regolarità ospitando artisti, esposizioni e progetti didattici. Nell’attesa del
ripristino completo degli spazi, che permetteranno una sistemazione adeguata al
programma permanente di residenze e al progetto di museo come luogo
polifunzionale di formazione, mi faccio raccontare da Maurizio Coccia di questo
spazio espositivo e del fare arte contemporanea oggi.
Mentre parliamo (in Skype) sento in
sottofondo i rumori di preparazione dell’ultimo allestimento. Alla
pubblicazione di questa intervista le mostre "Contemplazioni" del Collettivo Illimine e "Foreste" di Alessio Santoni, per la Galleria Cinica, saranno già state inaugurata.
A R C - Da
due anni Palazzo Lucarini è un cantiere aperto. Il palazzo è impegnato in un
lavoro di restauro che ha creato notevole disagio, ma questo non ha impedito la
prosecuzione del lavoro espositivo che lo rende comunque un posto particolare. Raccontami
del progetto Palazzo Lucarini Contemporary, come è nato?
M C – Io sono qui dal 2003 e ho assistito
al passaggio -anzi l’ho facilitato – dal vecchio Flash Art Museum alla
situazione attuale. Negli anni abbiamo affinato la nostra ricerca più sul
versante sperimentale e di ricerca, perciò la nostra è una attività che per
certi versi è affine a quella delle kunsthaus, dei centri di produzione
artistica. Non abbiamo una collezione, non abbiamo una sede prestigiosa.
Abbiamo una attività istituzionale di carattere informale.Al termine di questi lavori non cambierà molto, ma dovremmo strutturare meglio gli aspetti legati soprattutto all’ospitalità. Avremo un appartamento apposta per questo, e vorrei dare vita a un programma permanente di residenze, perché la parte principale delle esposizioni dovrebbe riguardare quello, cioè un artista che si confronta con Palazzo Lucarini, come spazio e come collettore di memoria, di suggestioni, anche storiche. Non un contenitore vuoto ma un incubatore.
M C – Se tu hai presente com’è la hall, di fianco c’è uno spazio - che probabilmente quando sei venuta tu l’ultima volta era chiuso - dove c’è una cappella gentilizia che noi trasformeremo, come dire, in un centro studi. Forse come definizione è un po’ troppo paludata e pomposa, ma penso a un luogo polifunzionale, dove faremo incontri, dibattiti, presentazioni di libri, workshop, soprattutto relativi ad una formazione per adulti, perché abbiamo già un progetto per la formazione dei ragazzini: lavoriamo con le scuole dal 2004, il progetto si chiama “Officine dell’Umbria” ed è il più longevo dei progetti didattici, azzarderei dire, a livello nazionale.
A R C – Effettivamente sono più di
dieci anni. Di solito dopo qualche anno questi progetti iniziano a zoppicare,
diventa difficile mantenere alto lo standard e il rapporto con il territorio.
Senza parlare dei finanziamenti…
M C – Parte della mia formazione è di
pedagogista. Noi abbiamo cominciato con la didattica prima di tanti altri luoghi
di richiamo, penso a Palazzo delle Esposizioni, o il Museo di Rivoli. Parte di
questo progetto lo abbiamo messo in piedi mutuandolo da altre cose di questo
tipo che si facevano in Abruzzo, presso il Museolaboratorio EX Manifattura Tabacchi
di Città Sant’Angelo (Pe). Noi lo abbiamo adattato al nostro territorio; poi,
nel frattempo, loro hanno finito e noi stiamo proseguendo, nonostante la diminuzione
dei finanziamenti, che adesso sono ridotti al 20% di quello che avevamo fino al
2010.![]() |
| Adalberto Abbate e Mario Consiglio, Manifesto, 2015 |
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| Galleria Cinica- Alisia Cruciani, Reture(s) gli "spazi possibili" 2015 |
A R C – Mi piace questa tua
considerazione. E’ una cosa su cui mi è capitato di riflettere, non è
possibile avere il controllo e soprattutto la conoscenza di tutto, riuscire a
seguire tutte le nuove dinamiche mantenendo la freschezza.
M C – E come se tu mettessi Félix Fénéon a
lavorare con l’Arte Povera!
Sono
cose che bisogna riconoscere. Non ho manie di protagonismo, non sono un
tuttologo.
Credo
nel lavoro che faccio, che è costituito anche da processi di delega.
Ho
trovato una curatrice più giovane a cui ho affidato la gestione del progetto. È
chiaro che una supervisone da parte mia c’è sempre. In alcuni casi posso fare
delle segnalazioni. Però sostanzialmente il discorso è semplice: gli artisti
giovani sono seguiti da curatori giovani. E questo è “Galleria Cinica”. Poi le
main exhibitions seguono un filone che è quello, quando è possibile, di
rapporto con lo spazio di Palazzo Lucarini e, possibilmente, con mostre
personali. Dico “possibilmente” perché di questa tipologia ne abbiamo fatte
diverse, e per l’anno prossimo ne stiamo preparando altre, alcune molto
potenti, molto forti per l’indirizzo che si dà a questo tipo di legame osmotico
con lo spazio. Nel 2016 ci sarà una serie di iniziative molto intensa, non ti
posso ancora anticipare niente, ma dovrebbe diventare più incisiva e confortevole,
grazie anche alla nuova possibilità di ospitare idoneamente gli artisti -
perché fino ad ora li ospito a casa mia- e di estendere nel tempo questa cosa.
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| Andrea Casciu e Andrea d'Ascanio, “Go Through, Get Through”, 2014 |
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| Angelo Colangelo, Tagliente, 2014 |
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| Galleria Cinica- Alisia Cruciani, Reture(s) gli "spazi possibili", 2015 |
La mia figura sociale, la deontologia che mi muove, la vedo molto lucidamente. E’ inutile nascondermi dietro la foglia di fico di un ecumenismo, che non esiste nell’arte contemporanea. Non posso e non voglio piacere a tutti. Preferisco essere coerente ed essere riconoscibile. Chi vuole mi può seguire, ma dare anche indicazioni sulla nostra rotta. Perché siamo aperti. Noi abbiamo offerto una serie innumerevole di collaborazione con artisti, luoghi espositivi del territorio, e non c’è stato di ritorno praticamente nulla. Ma continuiamo a investire anche sull’Umbria, pur senza cercare il localismo a tutti i costi, solo perché la nostra sede è qui..
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| Galleria Cinica- (come) Achille, il modo peggiore sul terreno peggiore, 2014 |
M C - …possiamo aggiungere l’aggravante dei costi per i contribuenti. Per noi, qui, le uniche spese sostenute dall’ente pubblico sono i mancati redditi del potenziale affitto che potrebbe riscuotere se mettesse sul mercato i locali, e le utenze: luce, acqua e riscaldamento.
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| Galleria Cinica- Alessio Santoni, Foreste, 2015 |
Noi abbiamo recuperato alla fine del XIX secolo il Manierismo. E Botticelli. Senza parlare degli impressionisti, che ora valgono milioni e alle prime mostre generavano scandalo. Ci vorrebbe un po’ più di buon senso e sospendere il giudizio.
ARC
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