Tra gli anni novanta e il primo decennio del terzo millennio, la riflessione sull’identità ha caratterizzato la ricerca di artisti che in quegli anni avevano tra i venti e i trent’anni. Lavinia Iacomelli e Angelo Foschini, coppia nell’arte e nella vita, vissuto pienamente l'instabilità del periodo, hanno scelto la pittura come mezzo di indagine della propria identità individuale e di coppia, sociale e collettiva -scelta che nella pratica pittorica è formalmente visibile nell’assenza di un segno espressivo distintivo che identifichi l’una o l’altro- dissolvendosi nell’ azione comune. Agli inizi, con il nome collettivo di Koroo, si muovono all’interno di una comunità di amici e colleghi. I set allestiti nei luoghi della propria vita o quella dei soggetti ritratti sono dei film mancati e le immagini fotografiche da cui i dipinti derivano non sono altro che frame di una narrazione incompleta. Le tele prodotte in questi primi anni, pur restando nel solco di una tradizione accademica assodata, contengono già il germe della precarietà e della totale annullamento di una identità stabile. Negli anni, attraverso sottrazioni continue, semplificazione dei soggetti e cambio di tecnica, trovano la loro compiutezza nell’uso, anche, di immagini fotografiche altrui, materiali effimeri e smalti, campiture piatte e tavolozza essenziale.
A.R.C.
– Iniziamo a parlare di voi. Come lavorate?
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Wash your soul, detersivo in polvere su tela, lampada wood, 2007 |
Per questa installazione abbiamo lavorato a dei ritratti un metro per un metro e venti, su tela nera, realizzati con il sapone in polvere, quello per il bucato, stesi con delle mollette su filo. L'ambiente era completamente oscuro e i ritratti illuminati con la luce di wood apparivano quasi come dei fantasmi. Il passaggio stesso delle persone, muovendoli, lasciava cadere sempre un po’ di “ritratto”. Era diventato un lavoro sul lavaggio collettivo delle coscienze, nel senso che questi personaggi sono tutti personaggi dalla storia irrisolta: Calipari, Pasolini, Pinelli, Alpi, Masi, Giuliani tutti con un caso giudiziario irrisolto. C’era stata un’implicazione politica.
F&I.
– Inizialmente ne abbiamo scelti otto, diversissimi
tra loro sia per generazione, per età, per tutto, per avere una gamma vasta di
storie, anche di emozioni, abbiamo scelto delle storie lontane il più possibile
tra loro. Quando siamo andati a cercare tutti questi personaggi, la cosa che ci
aveva colpito di più era vedere come il tempo non avesse attenuato minimamente
la voglia di ricerca di giustizia da parte dei parenti.
A.R.C.
– Come si intitola questo lavoro?
F&I.
– Wash your soul… E’ nato nel 2005… l’idea è quella
di continuare. Siamo partititi con questi otto personaggi, purtroppo ce ne sono
altri, quindi proseguiremo. La sfida è quella di togliere i personaggi il cui
caso giudiziario trovava una soluzione. Per ora non abbiamo mai tolto nessuno.
A.R.C.
–E’ un lavoro realizzato in coppia?
F&I.
Sì, è sempre un lavoro a quattro mani.
A.R.C.
–Voi lavorate sempre in coppia?
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Adieu, grafite e olio su tela, 130x95cm, 2005 |
F&I. – C’era uno scambio continuo, cercavamo di non pestarci i piedi o cercavamo di scansarci, non so se era veramente autentico ciò che facevamo. C’è stato un momento che semplicemente abbiamo unito le forze.
F&I. – Era più limitante creare una competizione.
F&I. – Quando le cose vanno bene, quando festeggi, festeggi in due.
A.R.C.
– Quindi sin da subito, sia le immagini fotografiche che l’interesse verso
l’essere umano sono stati il vostro oggetto e soggetto. Poi come sono andate le
cose?
F&I.
– L’idea iniziale, forse il primo nucleo importante è
stato legare la figura umana all’architettura; all’architettura nel senso di
luoghi, i luoghi che noi frequentavamo di più, dei passaggi che facevamo più
frequentemente, anche quotidianamente, sia quello che trovavamo in giro nei
viaggi, sia quello che vedevamo qui, tutti i giorni. Ci interessava capire
quanto l’immagine architettonica si sposasse con la figura, quanto la
condizionasse.F&I. – Perché quelle immagini architettoniche, specialmente alcune, avevano già condizionato la nostra vita. Vedendole tutti i giorni, passandoci. Ci sono vie che ti sono simpatiche perché lì è successo qualcosa o semplicemente perché ti ricorda un momento. Il discorso di empatia dei luoghi.
A.R.C.
– Partivate sempre da fotografie? Con che tecnica sono realizzati?
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Bubble Booble, grafite e olio su tela, 60x85cm,2005 |
Il legame architettura figura umana era arbitrario e solo visivo: quella persona lì non c’era mai stata.
F&I. – Il nostro lavoro è sempre stato di regia. Erano tutti attori inconsapevoli. Venivano catapultati in questi luoghi nostri, in cui in realtà passavamo noi. Spesso a queste persone chiedevamo di interagire con oggetti del proprio vissuto.
A.R.C.
– Mi sembra di capire che le figure umane realizzate a grafite siano parecchio
più fragili e precarie delle architetture ad olio, decisamente più solide.
F&I.
– Appariva tutto schiacciato da qualcosa di
condizionante. Del resto erano persone giovani, dai venti ai trent’anni, un’età
nella quale non hai ancora concluso niente realmente di tuo nella vita e sei
condizionato da quello che c’è intorno. Erano tutte persone che si guardavano
intorno alla ricerca di una via e dovevano prendere in quel momento una
decisione.![]() |
Fino alla fine del mondo, olio e grafite su tela,130x95-cm, 2005 |
Il nome che avevamo scelto all’inizio, Koroo, era un nome che ci era piaciuto come suono, in realtà fa riferimento a delle capanne, recinti impermanenti che costruivano i nomadi del sud della Russia. Costruivano un modulo abitativo che non era permanente. Per noi era riconducibile al discorso della coppia, che a volte si ferma, si chiude perché ha bisogno della propria intimità, poi chiaramente continua il viaggio insieme.
A.R.C.
–Su Livorno l’architettura è effettivamente condizionante. C’è una sorta di cupola
temporale alla Stephen King che condiziona il giudizio. Ti aspetti che alcuni
edifici siano più antichi di quello che sono effettivamente, è come se non si
riuscisse ad uscire dagli anni Settanta.
Quanto
è durato questo progetto?
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Menage, olio e acrilico su tela,150x120cm, 2006 |
A.R.C.
– Non è usuale trovare una coppia di pittori che lavorano contemporaneamente
sulla stessa tela. E’ piuttosto anomalo.
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Curacao, olio e acrilico su tela, 150x110cm, 2007 |
F&I. – Partendo da un’immagine progettata insieme, si lavorava insieme sulla tela. Mi ricordo che negli anni novanta c’erano altre coppie che dipingevano assieme. Del resto la forza era il progetto, non tanto la riconoscibilità della mano dell’uno o dell’altro. Proprio per questo avevamo eliminato le nostre individualità. Il nome collettivo Koroo, era questo.
A.R.C.
–E’ in questo momento che avete superato l’idea di rappresentare architetture?
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Just like in the 60s yet only without hope, olio e acrilico su tela, 180x150cm,2007 |
A.R.C.
– Sempre grafite e olio?
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Planet Air, smalti su tela100x125cm, 2010 |
A.R.C.
– Quell’esigenza che tra i novanta e duemila di raccontare le proprie relazioni
parentali, da famiglia allargata anche agli amici, la tribù degli artisti e gli
amici degli artisti non è ravvisabile oggi, nelle nuove generazioni. E’ una
particolarità della vostra generazione?
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Maybe Stars, smalti su tela, 120x140cm, 2010 |
A.R.C.
–Voi però non siete mai i soggetti. Sono sempre persone che fanno parte della
vostra vita, ma voi non ci siete.
F&I.
– No, ci siamo stati. Non è che ci siamo esclusi
dalla rappresentazione. Facevamo parte di questa tribù. All’inizio eravamo noi,
poi ti stanchi e vai a cercare qualcuno che racconti un po’ anche la tua vita.
Non era molto differente. Siamo diventati registi di una storia ampia. Ad
esempio alcune di queste coppie erano a loro volta artisti, attori, noi abbiamo
fatto un po’ da collante tra tutte queste persone, perché alcune non si
conoscono tra loro. Era il nostro mondo.
A.R.C.
–I vostri ultimi lavori vanno in tutt’altra direzione: tavolozza essenziale,
campitura larghe, e negli ultimissimi un minimalismo al limite dell’astrazione
e formati piccoli.
F&I.
– Dal 2010 siamo passati agli smalti. Abbiamo fatto
un salto per noi importantissimo dal punto di vista concettuale e tecnico.
Avevamo bisogno di un materiale più leggero e più veloce che però mettesse alla
prova la nostra capacità. Fino a quel punto avevamo lavorato ad affinarci
tecnicamente, ora avevamo bisogno d’altro. Lo smalto è tremendo, asciuga
velocemente e necessita velocità di esecuzione. Abbiamo deciso di metterci in
gioco, avere un progetto e chiuderlo con tempi di esecuzione diversi, più
veloci. Questo ci ha svecchiato.
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First contact, smalti su tela, 80x60cm, 2010 |
A.R.C.
– …e avete cambiato nome. Ora siete Foschini & Iacomelli.
F&I.
– Sì.A.R.C. –…avete abbandonato la capanna…
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Bends,smalti su tela, 72,3x91cm,2012 |
A.R.C.
– Più che nascondervi, avevate risolto quella situazione, trovato la dimora.
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Beach, smalto su tela,121x102-cm, 2011 |
F&I. – L’idea era quella di creare una collettiva all’interno di una nostra personale, una anti-riconoscibilità tecnica, tematica e pittorica che ci ha portato a fare quadri diversissimi, macro-mondi e micro-mondi, più intimi e sociali o paesaggi puri stagliati sul niente. Questa grande libertà di annettere tutto nella nostra pittura ci ha regalato sollievo.
A.R.C.
– Avete raggiunto la sintesi che cercavate?
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Inside, smalti su tela, 70x116cm, 2011 |
A.R.C.
– Dicevamo che utilizzate anche immagini non vostre, come?
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Over, smalti su tela 20x20cm, 2016 |
Cosa salvare di questo flusso infinito, enorme?
Ora ad esempio ci stiamo occupando di lavori meno legati alla tela, più installativi, come questo del Parterre.
A.R.C.
– Di cosa si tratta?
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foto dal sito de Il Parterre |
Il Parterre era il vecchio giardino zoologico di Livorno. Tanti degli spazi dove stavano gli animali sono rimasti vuoti. Le gabbie sono storiche, molto belle ma ci sono altri spazi dove c’erano le gabbie e sono state tolte, sono riamasti vuoti, non molto risolti, magari sono spazi aperti o una nicchia.
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Cage, smalti su tela,103x120cm, 2012 |
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Blu funk, smalto su tela, 49,6x39,5cm, 2015 |
Visto dall’alto si vede l'orso Gigi Balla, che era l’animale più importante e occupava la gabbia centrale, dove ora c’è la fontana. E’ diventata un’operazione grafica sui lavori dei bimbi. Noi siamo stati gli esecutori e i bimbi stessi sono venuti a dipingere l’orso. L’anno scorso abbiamo iniziato con questa pista e quest’anno, tra un po’, dovrebbero nascere le prime installazioni. L’idea è quella di realizzare un primo parco pubblico d’arte contemporanea.
ARC
Siti d'interesse:
http://ilparterre.org/
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