mercoledì 29 agosto 2018

Alien II

 
 
 
 

 
 

 
 
 

 

 
Katja Novitskova, Invasion Curves 2018 + sefie, 2018 Whitechaple Gallery
Maurizio Anzeri, Round Midnight  2009 + selfie, 2018 Saatchi Gallery
Maurizio Anzeri, Mia 2014 + selfie, 2018 Saatchi Gallery
Thomas Mailaender, Illustrated People #14, 2014 + selfie, 2018 Saatchi Gallery 
Carrie Mae Weems, From Here I Saw What Happened and I Cried 1995-1996,+ sefie, 2018 Tate Modern
Banksy [sotto vetro e in galleria] + selfie 2018, LAZinc Gallery
Paul Branson, Conservative Party Conference Brighton 1982 + selfie 2018, National Portrait
Archive, Killed Negatives: unseen Images of 1930s America +  selfie 2018,  Whitechaple Gallery
 
ARC
 
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venerdì 6 luglio 2018

Alien



All'interno di un museo raramente i quadri soprattutto quelli antichi sono privi di vetro di protezione, anzi, sono per il pensiero di un turista-scatto-compulsivo fastidiosamente muniti di superficie riflettente. Per questo e altri superficiali motivi, nel tentativo di conservare la memoria visiva di opere che mi hanno particolarmente interessato ho spesso scattato foto inquietanti nelle quali appaio come fantasmatica intrusa. Solo di recente, ho notato che in questi foto la mia immagine riflessa prende il sopravvento, le opere diventano sfondo, quel contorno tanto amato dal postmoderno. Riguardando a distanza di tempo questi scatti -che di solito archivio senza una selezione particolare, quasi mai scartando le più maldestre-  mi sono resa conto di questo strano fatto.
In nessun caso la mia presenza è stata prevista a priori, anzi se non ci fosse si vedrebbero con più chiarezza le opere d'arte, ma in alcune circostanze è evidentemente necessaria. Queste occasioni non volute, a dir poco ingenue, in un'epoca di autorappresentazione selvaggia e videosorveglianza sono sempre più frequenti e mi scopro furtiva. Nonostante le ultime tre immagini non appartengano alla categoria di "fantasmatica intrusa", in quanto l'artista ha previsto che ciò accadesse, ho deciso di inserirle poiché a mio parere completano il senso, se non altro perché fanno riferimento all'intrusione e all'autorappresentazione. Sono furtiva nonostante tutto.
 
 
 
 


 

 
 
 
 
 
 
 
 

   
 

 


 

 

 
Gerhrard Richter, Onkel Rudi, 2000 + sefie 2018 - Centro Pecci, Prato
Tamara Valkama, Faces + sefie 2018 - 1mq Superficie d'Arte, Firenze
Utopie Radicali, copertina della rivista Casabella  + sefie 2017 - Palazzo Strozzi, Strozzina
Be Magnificent: Walthamstow School of 1957-1967, Biglietto ballo scolastico progetto di Jan Dury 1967 + selfie 2017 - W. Morris Gallery, Londra
Graison Perry motocicletta di Kenilworth AM1 + selfie 2017 - Serpentine Gallery, Londra
Specchio XVIII secolo + selfie 2017 - Museo del Tessuto, Prato
Jan Fabre e Ilya Kabakov, insetti + selfie 2017 - Centro Pecci
Arts and Crafth, ceramica inglese XIX secolo + selfie 2017 - Victoria and Albert Museum,
Dittico Wilton XIV secolo (retro) + selfie 2017 - National Gallery, Londra
Vittorio Zecchin, Meduse, arazzo ricamato su seta, 1919-1923 (dettaglio) + selfie 2017 - Museo Ferragamo, Firenze
Rafal Lozano Hemmer - Krzysztof Wodiczko, Zoom Pavilion + selfie 2017 - Saatchi Gallery
Michelangelo Pistoletto Stazione + selfie 2016, Metropolitana di Napoli, Fermata Garibaldi
Rafael Lozano, The Year's Midnight + selfie 2017 - Saatchi Gallery

ARC

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martedì 8 maggio 2018

26 km

Un racconto, un'artista, una comunità, una montagna e 26 km di stoffa azzurra.
Alla mostra “Il filo e l’infinito” a Palazzo Pitti, l’opera più significativa di Maria Lai è presentata timidamente, senz’audio. Il film di Tonino Casula "Legare collegare", documento di "Legarsi alla Montagna" 1981, è di fronte a noi sullo schermo televisivo, ma è muto. Qualcuno infastidito dalla musica ha abbassato il volume?  Mi dispiace non sentire la conversazione tra Maria e alcune signore del paese invitate a raccontare la leggenda da cui ha inizio tutto il lavoro. La storia della bambina, della montagna e del nastro azzurro.
La tradizione del contos, della poesia orale, della letteratura, l'infanzia, la fuga emergono in tutte le opere e sono fondamentali per comprendere questo lavoro, che ha la sua origine in una leggenda del paese. Una bambina, durante un furioso temporale, attratta da un nastro che vola nel cielo esce dalla grotta dove si è rifugiata. Un gesto, a prima vista sconsiderato, la salverà da una frana devastante. Sappiamo che questa parte dell' Ogliastra è soggetta a frane e smottamenti. A pochi km da Ulassai, Gairo "vecchio" dopo uno smottamento, negli anni cinquanta, è stato abbandonato, oggi appare un paese fantasma.  Il nuovo Gairo è stato ricostruito più in alto. Oltretutto, questi anni sono un periodo molto difficile per l'economia sarda, i paesi sostenuti esclusivamente da un'economia agro-pastorale vivono allo stesso tempo l'emigrazione interna, ossia verso la costa e le industrie petrolchimiche e, quella esterna, verso il nord, che svuota intere comunità.
In un contesto come questo, nel 1981 un intero paese dell’Ogliastra si impegna in un’azione di arte partecipata? L'arte come risorsa. Non è importante?  Scatto qualche foto allo schermo. Questo documento è preziosissimo! A questa mostra non poteva mancare il video di Casula (peccato l'audio). Per fortuna ci sono il film "Inventata da un dio distratto" di Marilisa Pia e Nico di Tarsia e l'intervista di Francesco Casu, che ci aiutano a costruire la biografia e l'immaginario di Maria Lai.

Casula ha pubblicato "Legare collegare" su youtube, visibile a chiunque, dotato di suono e voci, meravigliosamente "antico". Dato che non posso sopportare il silenzio di alcuni scatti rubati ad uno schermo televisivo, lo linko qui sotto:
 

Il video LEGARE COLLEGARE

 documentario di Tonino Casula sulla performance di Maria Lai "Legarsi alla Montagna", 1981, Ulassai.

 

  schermo tv 


 
 

Il progetto "Legarsi alla Montagna" nasce nel 1979. Ci vorranno ben due anni prima che possa attuarsi nell’azione partecipata che conosciamo.
L’amministrazione comunale di Ulassai ha in mente un monumento ai caduti, per la sua realizzazione contatta Maria Lai che però rifiuta di realizzare il monumento proposto, sostanzialmente non le interessa, propone in cambio Legarsi alla montagna. Il progetto è molto più complesso del monumento ai caduti. L’idea è quella di un’opera che coinvolga, nei due anni successivi, tutto il paese. Due anni di incontri e scontri che mettano d’accordo le persone, superino le inimicizie, le fazioni, che creino quei legami necessari.
Le contestazioni al progetto arrivavano da più parti. Alcuni lo contestavano definendolo clericale, perché il nastro utilizzato faceva riferimento al nastro delle feste religiose, dall’altra c’era chi sosteneva che non fosse un’opera d’arte ma un omaggio alla Madonna, e in quanto tale azione devozionale. Ognuno cercava di tirare dalla proprio parte ideologica l’operazione artistica. Nella prima fase del progetto l’aspetto immateriale dell’opera stuzzicò l’animo suscettibile di chi non sapeva riconoscere come arte quell’operazione e pretendeva un monumento marmoreo e la certezze di una tradizione istituzionale, ma scegliendo la comunità e non le pietre Maria Lai ha innescato un meccanismo che non si è più fermato.
 

Ulassai 

 
 

Il filo e l'infinito, Palazzo Pitti, Firenze

 


 

 
 
 
 
 
 
                       Cronache erranti Lorenzo Pezzatini
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 



sabato 17 febbraio 2018

Cronache erranti


Da un po’ di tempo a questa parte, quando ne ho la possibilità, soprattutto la domenica, vado a visitare le mostre alla Saci Studio Arts College International, a Firenze. E’ una scuola d’arte, gli studenti sono perlopiù stranieri. Ho lasciato il mio indirizzo per cui ricevo le mail informative delle mostre che si svolgono nelle due sedi, in centro città. In gran parte sono mostre di studenti, non sempre ricordo il nome dell’artista, le mostre durano pochi giorni e spesso la domenica non sono più visitabili. Mi è capitato però di vedere alcune mostre di artisti più maturi, alcuni sono docenti della scuola.
Decido di passare. L’artista è presente, è un uomo alto, sorridente, indossa una parannanza da macellaio sporca di pittura acrilica, una specie di Pollock prêt-à-porter. Mi viene incontro cordialmente, parliamo di come ho saputo della mostra, se ho già visitato la struttura in passato e così via, insomma si fa conversazione. Poi mi chiede di dove sono. Sardegna, rispondo. E qui inizia una di quelle cose che mi fanno impazzire, quelle coincidenze, quelle avventure della mente che danno significato al caso.
Dopo gli studi negli Stati Uniti, ha vissuto a Bosa e il primo intervento artistico in Italia è stata proprio in Sardegna, al Liceo Artistico di Cagliari e alla Galleria Comunale. Era il 1978. Si chiama Lorenzo Pezzatini. Mi ricorda qualcosa. All’inizio dell’estate Andrea Nurcis mi manda un messaggio su facebook a proposito di un progetto relativo alla Collezione Ugo Ugo. Io non ne so nulla, ne parla come se ne sapessi qualcosa, insomma per non farla troppo lunga c’è stato un errore di persona o un piccolo equivoco per cui mi ha scambiato per un’altra, ma è stata l’occasione per conoscere il progetto che su facebook ha una pagina dettagliatissima nei racconti di Andrea Nurcis e Enrico Corte. Tutto ciò la dice lunga su quanto siano importanti per l’arte i visionari di talento. E lì che ho visto per la prima volta il lavoro di Lorenzo ma non avevo messo a fuoco che fosse la stessa persona. Mentre chiacchieriamo tira fuori da un catalogo una  foto rosa-arancio rosa-arancio che denuncia tutta la sua appartenenza agli anni settanta, quel colore che hanno le foto della mia infanzia. <<Vedi, sono io che spingo l’auto di Tonino Casula che riprende l'installazione alla Galleria Comunale.>>
Illuminazione! E’ quella che ho visto sulla pagina fb della Collezione Ugo Ugo! Gli racconto del progetto, dell’equivoco, mi fa vedere altre foto, guardiamo la mostra e mi invita per il finissage.
Il finissage capita in uno di quei giorni di pioggia battente. Prendo il treno. Firenze con la pioggia sembra Roma. E’ una mia fissa. La mostra sembra un caotico assemblaggio di quarant’anni di lavoro. Mi spiega che nel tempo trascorso tra l’inaugurazione e il finissage ha selezionato e riordinato opere e oggetti per l’installazione finale. La sintesi di una storia del Filo durata quarant’anni.
Avventura della differenza:1977-2017 presenta il mutare di un progetto nato da un filo di cotone rivestito di una spessa pittura acrilica blu, gialla e rossa che ha dato forma a progetti diversi e nel tempo è divenuto grafico, scultoreo, decorativo, modulo elementare, idea, installazione, relazione. Al finissage la mostra appare come un enorme catasta di lavori e pochi eletti appesi alle pareti, compresa una parannanza in cornice.
Non ho intenzione di sintetizzare i quarant’anni di lavoro di Pezzatini in un post, perché non lo conosco, l’ho appena incontrato, tantomeno ho intenzione di raccontare l’esperienza di Artist in Presence Project al Liceo di Cagliari e l’installazione alla Galleria Comunale, che ho appreso leggendo i post di Andrea e Enrico.
Per i curiosi pubblico alcuni link, strumenti per ricucire una storia di artisti e studenti, di azzardo e generosità, volontà di uscire fuori dalla mediocrità.

ARC


Conversazione di Andrea Nurcis e Lorenzo Pezzatini