venerdì 11 settembre 2015

Membrane? Arte pubblica, street art: lo scheletro della città e la pelle dei palazzi


Blu - Caserma dell'aereonautica occupata - Ostiense
Nell’obiettivo di superare la concezione meramente decorativa o monumentale dell’arte, ancora molto diffusa anche all’interno di alcune istituzioni culturali, gli operatori del settore ricercano soluzioni adeguate alle istanze di una società sempre più osmotica e complessa. L’area di ricerca riguarda lo spazio pubblico, le relazioni tra diversi ambiti della società proponendo possibili sinergie tra comunità di cittadini e istituzioni culturali al fine di innescare processi di conoscenza e relazioni in contesti di rigenerazione urbana, sviluppo del territorio e trasformazione sociale. Un terreno su cui si costruiscono queste dinamiche è sempre più spesso la pelle degli edifici, quei muri che ospitano dipinti, poster, installazioni e si pongono come membrane tra il dentro e il fuori, tra l’edificio e la strada, la comunità e le istituzioni culturali oppure sono piazze, asfalto.


Lex&sten - porta Rising love,
Via delle Conce, Roma
La scorso inverno, in un girellare tra i monumenti di Roma con alcuni amici sassaresi, ho scattato delle foto -bruttine- ai murale del quartiere Ostiense, ma come tutte le memorie visive raccolte nel girovagare –spesso scatti senza un fine ultimo- hanno dato inizio ad un diario visivo da cui è nato questo post. Purtroppo ho aspettato che tramontasse il sole per riprendere il monumentale Blu alla caserma dell’aereonautica occupata, Sten&Lex sulla porta del Rising Love (chiuso lo scorso 28 marzo), Herbert Baglione, sul lato opposto di via delle conce. Ora vengo a sapere -in realtà avevo letto la notizia, ma l’avevo accantonata -che lo scorso aprile il comune di Roma ha pubblicato “Roma Street art”, una mappa della pittura murale con lo slogan “Cambia prospettiva. La strada è il tuo museo”. Un elenco dei quartieri nei quali si trovano i dipinti murali, con tanto di elenco di vie per ogni quartiere. Già realizzato in parecchie capitali europee.

Ericailcane - ex Hotel Turritania, Sassari
A Sassari, qualche anno fa il collettivo Aliment(e)azione e l'associazione ACME hanno attivato "StreetArt2011" finalizzato all’esecuzione di alcune pitture murali di Blu, Tellas, Ericailcane, nel quartiere Carbonazzi, in via Sieni, al capannone Corea . L’anno successivo tre dipinti murali stilisticamente riconoscibili di Blu, Moneyless, Ericailcane sono sorti in Piazza Aldo Moro. Quest’anno, per il progetto Candelieri, Ericailcane ha ricevuto direttamente dall’amministrazione comunale la commissione di realizzare un murales in occasione della celebrazione religiosa della “Discesa dei
Blu -Piazza Aldo Moro, Sassari
Candelieri”, edizione 2015. Il dipinto è stato eseguito sulla facciata dell’ex Hotel Turritania
, controverso edificio tardo-razionalista oramai fatiscente, tutelato da un vincolo della Soprintendenza, utilizzato da anni esclusivamente come parete espositiva per il manifesto dei Candelieri. L’edificio è stato progettato (nei suoi primi due piani) dall’architetto Vico Mossa, agli inizi degli anni cinquanta e completato in seguito, quando divenne albergo. L’operazione murale ha suscitato perplessità, dubbi e polemiche di varia natura: dalla scelta dell’edificio, al luogo, al soggetto del dipinto, dipinto il quale ha dato un senso a quella parete, ha fatto fare un passo in avanti al dibattito. Quel parallelepipedo non è più il fantasma dell’Hotel Turritania, è il supporto del murale di Ericailcane. I dilemmi diventano due.
Fin qui sostegno a situazioni progettuali o adozioni di opere pregresse. E le istituzioni museali?

Moneyless -  Palazzo Collicola Arti  Visive
In Umbria due realtà museali differenti Palazzo Collicola Arti Visive Spoleto e Palazzo Lucarini Contemporary, Trevi (PG) lavorano sul rapporto istituzione- cittadinanza rammendando la cesura tra interno ed esterno, creando, in diverso modo, delle cerniere con la strada, la complessità del reale, i suoi volumi. Una membrana osmotica che per Palazzo Lucarini Contemporary si struttura in progetti didattico-artistici e dinamiche relazionali e per Palazzo Collicola Arti Visive una integrazione organicamente ai muri del palazzo e fuori, nella piazza. Due storie, due progettualità, probabilmente due percorsi futuri differenti, ma alcune comunanze e nessuna sedimentazione stantia.


Sol LeWitt - Stanza 2000,
Palazzo Collicola Arti  Visive
Parto da lontano. Probabilmente la presenza in terra umbra dell’opera di Sol LeWitt non è, e non è stata un’esperienza transitoria, ci sono muri che restano tali, altri che divengono origine, paradigma, consapevolezza del passato. Sicuramente per il museo spoletino ha fatto la differenza. Qualche anno fa - in occasione di uno stage presso quello che sarebbe diventato il Palazzo Collicola Arti Visive, ancora Museo Carandente, interessato al restauro dei piani superiori e fruibile solo in quelli che sono gli spazi della Collezione Permanente, al pian terreno- vidi per la prima volta la stanza realizzata nel 2000 dall’artista statunitense, la scorsa estate ci sono tornata.



Lucamaleonte -
 Palazzo Collicola Arti  Visive
Terminati i restauri, il direttore artistico Gian Luca Marziani (nominato nel 2009) ha attivato da subito il progetto Collicola ONTHEWALL. Inevitabile non pensare alla stanza di Le Witt come origine dell’innesto. <<Volevo che la COLLEZIONE ONTHEWALL s’integrasse organicamente ai muri del palazzo, che appartenesse al sistema nervoso e circolatorio del museo. Volevo opere che non fossero protesi ma struttura, muri che non fossero pareti ma quadri di grande formato. (…) perché non immaginare alcuni interventi sul corpo del luogo, sopra la sua pelle, lungo le sue muscolature, i suoi sistemi ossei... perché non aggiungere opere sulla misura sartoriale degli spazi individuati, creando inserimenti visivi senza rigetto, tatuando l’opera come una visione tra arcadia e futuro>>.
Borondo - Palazzo  Collicola Arti Visive
Dei diciotto artisti selezionati per Collicola Onthewall solo quattro appartengono al circuito “tradizionale” dell’arte visiva, quello che usa modelli espositivi da interni chiusi e pareti bianche Danilo Bucchi, Mario Consiglio, Alberto Di Fabio e Veronica Montanino, gli altri appartengono alla variegata tribù degli street artist Moneyless, Sbagliato, Luca Barcellona, Lucamaleonte, Borondo, 2501, Santiago Morilla, e gli ultimi progetti di Lex&Sten, 108, Morky, Ob Queberry, (Come) Achille, Alo, Gaia. L’innesto mi pare rappresenti qualcosa di straordinariamente consapevole del legame che questo tipo di ricerca operativa ha con la comunità e la sua storia, ciò che avviene nella complessità del reale non può essere chiuso fuori. Gli interventi urbani sono per una comunità occasioni culturali, ricuciture tra passato e futuro, tra esperienze differenti. Il museo ha collocato al suo interno ciò che fin ora ha rappresentato il non autorizzato, i margini. Le opere, non appaiono falsamente incorniciate, si muovono negli spazi interstiziali del palazzo come il porticato, le
Santiago Morilla,
"The renewal mold
 (la rigerenazione della muffa)"-
Palazzo  Collicola Arti Visive
scale, il cortile e la caffetteria a cui si può accedere liberamente sia dall’ingresso principale che dal cortile. Sono ugualmente dentro e fuori, sono membrane. Una sola nota su cui riflettere, che non riguarda le opere a parete ma un’istallazione di Kindergarten, Senza titolo (2012), una installazione di più orinatoi, così come li troveremo in qualsiasi bagno pubblico (duchampiana?) allestita nella piazza antistante il museo, che, a intuire dall’olezzo, viene utilizzata per quello che probabilmente significa letteralmente per “l’uomo della strada”: un vespasiano. E’ l’insufficienza dei cittadini a riconoscere e far proprie alcune dinamiche dell’arte contemporanea o queste, in alcuni casi, sono autoreferenziali?

Herbert Baglione - Via delle conce,
 Roma
Forse il rapporto dentro fuori funziona con la pittura e dentro alcuni contesti, non per altri?

Mi viene in mente l’incidente, per eccesso di igiene, accaduto alla pittura murale di Pao durante l’iniziativa “Bella Milano”, completamente ricoperto da una linda pittura rosa. Spesso i più attaccati da questo tipo di azione sono i poster, gli stikers e le sculture come testimonia la distruzione di “8” di Giovanni Da Monreale a Pietrasanta e a Torino nel 2013 o il danneggiamento di alcuni poster affissi ai muri del centro di Villacidro per “La manifestazione “Presenze – mostra itinerante d’Arte contemporanea”, qualche giorno fa, che l’organizzatrice Veronica Muntoni considera “una messa in evidenza, un campanello d’ allarme sullo stato della ricettività nei confronti dei processi d’arte contemporanea nell’isola”.

Manifesto, 2015,  Adalberto Abbate e
 Mario Consiglio,
 Palazzo Lucarini Contemporary
Significativo il lavoro didattico sul territorio e i progetti relazionali del cantiere aperto di Palazzo Lucarini Contemporary a Trevi (già Flash Art Museum), direttore artistico Maurizio Coccia, che pur impegnato in un lungo restauro dell’edificio storico, ha attivato una serie di progetti come Officine dell’Umbria e GALLERIA CINICA, oramai di storica programmazione. Quell’estate -2014- “Tagliente” di Angelo Colangelo e per GALLERIA CINICA “Worst way in the worst place. Il modo peggiore sul terreno peggiore” di (Come) Achille a cura di Carla Capodimonti. Membrane tra il dentro e il fuori, in uno scambio intenso di senso tra arte urbana, progetti didattici, dinamiche relazionali. L’edificio, ancora quest’anno, è occupato dal cantiere. All’interno proseguono le dinamiche dentro-fuori con l’ultima mostra “Manifesto” di Adalberto Abbate e Mario Consiglio. Il ruolo dell’immagine nella pratica artistica e nella formazione nell’immaginario collettivo. Nella GALLERIA CINICA “RATURE(S), gli “spazi del possibile” di Alisia Cruciani a cura di Michele Gentili. Ancora osmosi.
 
Andrea Casciu e Andrea D’Ascanio -
 Palazzo Lucarini Contemporary

Volevo però attardarmi su un progetto dello scorso anno. "FRAGILE, Officine Dell'Umbria 014",  a cura di Maurizio Coccia e Mara Predicatori, perché ancora visibile, perché osmotico. Penultimo progetto didattico-artistico delle Officine, ha visto attivi i membri del gruppo sassarese Aliment(e)azione, interessato principalmente alle dinamiche relazionali fra cittadini nello spazio urbano. Per "FRAGILE” il progetto didattico era finalizzato alla creazione di un’opera a dimensione museale di una città ideale pensata da una scolaresca di duecento bambini del  II Circolo di Foligno, che per una settimana hanno lavorato all’interno del museo.
A fare da membrana fisica tra il museo e la cittadinanza è la recinzione che protegge il ponteggio di cantiere, diventata il supporto per la pittura murale di Andrea Casciu e Andrea D’Ascanio, due membri del gruppo assieme a Elisa Desertes, Teresa Pintus, Antonio Sini. Il loro dipinto copre la recinzione e si apre alla città e come dicono i curatori <<Un lavoro che scava nella personalità di Palazzo Lucarini con lo scopo di ricucire la cesura tra interno (l’arte) e l’esterno (la cittadinanza). Un ponte che collega il Centro per l’Arte Contemporanea con il tessuto della città.>> 

Credo che questo tipo di progetti diano senso al concetto di arte pubblica, i dipinti convivono con una edicola del XV secolo sulla parete del palazzo addicente. E’ di questi giorni l’ultimo intervento di Palazzo Lucarini Contemporary, “Bucoliche” di Stefano Emili. L’artista folignate è stato selezionato per la decorazione esterna della scuola dell’infanzia di Cannaiola, in occasione dei lavori di ristrutturazione attivati prima dell’apertura dell’anno scolastico.

#upGiotto  - Piazza del luogo Pio, Livorno
Qui a Livorno si è messo in azione, per “Cantiere Toscana Contemporanea” coordinato dal Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci Prato, “Livorno in Contemporanea”. Ha avuto inizio a maggio con “#upGiotto”, di Alessandro Ceresoli e A12 e, proseguirà fino alla fine dell’anno 2015. Un azione di riappropriazione urbana in Piazza del luogo Pio, nel quartiere Venezia, un’area di Livorno tra le più affascianti e fragili urbanisticamente, quella che ancora rende visibile nella sua complessità la città antica e recente, il frastagliato assetto urbanistico tra moderno e post bellico. L’obiettivo ultimo degli ideatori è stato attivare la memoria di uno spazio: Piazza del luogo Pio, appunto, ospitando un gioco di strada aperto alla cittadinanza, attraverso l’aggregazione transgenerazionale, seppure mediante un disegno collettivo effimero.
Nello spazio pubblico si attivano quelle relazioni tra diversi ambiti della società: gli artisti, la scuola e il museo i quali propongono possibili sinergie tra comunità di cittadini e istituzioni culturali al fine di innescare processi di conoscenza, relazioni in contesti di rigenerazione urbana, sviluppo del territorio e trasformazione sociale.

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