mercoledì 7 gennaio 2015

Conversazione con Giovanni Da Monreale/ Artista - Azioni urbane

8, anima in ferro, vetroresina,
pittura alla glicerina, 2014, Pietrasanta, (LU) dettaglio
Prima di Natale vengo a conoscenza, attraverso un' informazione generica, che accanto alla scuola primaria, in Borgo Cappuccini a Livorno, è stata collocata un’installazione raffigurante un bambino . Vado a curiosare. Accanto alla scultura c’è un cartello con indirizzo internet: www.giovannidamonreale.com.
Ho dei dubbio. Di solito gli interventi di questo tipo sono anonimi. Visito il sito. L’artista ha già realizzato interventi a Torino, Lucca e Pietrasanta. Decido di contattarlo. Mi risponde. Ci diamo un appuntamento nella piazza di Pietrasanta. 
Incontro così Giovanni Da Monreale.
Formazione accademica e una lunga esperienza professionale nei laboratori di Pietrasanta e Carrara. Attivo dal 2013 con un progetto di azione urbana, dove la strada è come un palcoscenico e le sculture interagiscono con l'ambiente circostante, compresi i passanti che inconsapevolmente diventano attori. 
I luoghi scelti per l’intervento sono giardini pubblici, fermate dell’autobus e di recente spazi adiacenti le scuole primarie.
Non sono molti gli street artist che si cimentano con la scultura, la stragrande maggioranza utilizzano stensil, sticker, poster e il classico pittura murale. L'operazione di Da Monreale ricorda per molti aspetti quella dello statunitense Mark Jenkins. L’aspetto più interessante di questa operazione di arte urbana è legato alla regolamentazione dello spazio pubblico e l'accettazione dell'azione da parte della comunità. 
Sarà che ha invaso uno spazio tridimensionale, il realismo è più evidente, i soggetti sono bambini ma rispetto all'intervento murale, suscita reazioni, sia in positivo che in negativo, molto più emotive ed immediate. 

A.R.C. – Come è nato questo progetto?
8, anima in ferro, vetroresina,
pittura alla glicerina, 2014, Pietrasanta, (LU), dettaglio
G.D.M. – Da quando ho finito l’Accademia ho lavorato molto, ho collaborato con molti artisti.
Di idee di intervento urbano in testa ne avevo tante, ma non ne avevo ancora realizzate.
Il primo è nato casualmente. Passavo con la bicicletta davanti a questa fermata dell’autobus è ho immaginato un bambino seduto lì che giocava con un videogioco. Era il marzo 2013.

A.R.C. – Raccontami come sono andate le cose.
G.D.M. – Il primo recupero di periferia urbana l’ho realizzato qui a Pietrasanta. E’ durato una settimana. Era semplicemente in vetro resina, vuota, fissata con del mastice. Ora le realizzo con un anima in ferro interna fissata con dei bulloni, sono più stabili. Del resto i vandali ci sono, ne ho tenuto conto.
In questi anni ho affinato la tecnica, la conoscenza tecnica è molto importante.
Poi ho deciso che dovevo iniziare questo lavoro di recupero urbano. Era arrivato il mio turno di dire qualcosa. Ho realizzato dei bozzetti, poi la scultura definitiva. La prima scultura l’ho sistemata, come ti ho detto, alla fermata dell’autobus, e ha attirato subito l’attenzione di tutti.
In quell’occasione, mi sono reso conto che bisogna stare molto attenti a installare le sculture, provocano incidenti: ho visto persone fermasi di colpo e frenare, macchine (di notte) con le quattro frecce, incuriositi nel vedere un bambino alla fermata dell’autobus, che gioca ai video giochi in un orario inappropriato.
Però di giorno ho visto nonni portare i bambini a vedere la scultura. Altri che la volevano distruggere e, infatti, così è stato. La prima, come ti ho detto, è durata una settimana.

Games, anima in ferro, vetroresina,
pittura alla glicerina, 2013, Lucca
A.R.C. – Hai realizzato interventi urbani plastici in varie città. A Lucca ho notato una sorta di familiarità da parte delle persone che frequentano giardini nei quali hai inserito il lavoro. Ho visto alcune persone sedute sulla panchina accanto alla scultura, con molta tranquillità. A Lucca il progetto è stato accolto molto bene?
G.D.M. – Sono due e sono entrambe integre. Quelle di Lucca sono rimaste integre perché strutturate in ferro. Sì, anch’io ho visto dei vecchietti seduti accanto, sembravano nonno e nipote. Qualcuno c’ha scritto sopra con il pennarello, ma fa parte del gioco.
Ma, anche qui a Pietrasanta, questa nuova, la seconda che ho realizzato, è percepita diversamente, vedo persone che si fermano, bambini che ci giocano attorno. Perché qui c’è la scuola.

Games,vetroresina,
pittura alla glicerina, 2013, Pietrasanta, (LU)
(distrutto)
A.R.C. – Questo secondo intervento a Pietrasanta e quello di Livorno, sono entrambi vicino alle scuole. I bambini che ritrai sono sempre soli e hanno la testa bassa, rivolta al videogioco. Sei passato dalle fermate dell’autobus, ai giardini, alle scuole, perché?
G.D.M. – Recupero urbano, recupero dell’infanzia, del gioco. Qui ci sono i bambini, i protagonisti del progetto. Tutti i bambini delle mie sculture giocano con i video giochi. Sai, il livello di miopia dagli anni Settanta ad oggi è aumentato per i bambini dal 20% al 40%. Mi interessa questo aspetto del gioco e del danno del videogioco. Questa seconda scultura l'ho installata nel dodicesimo anniversario del mio arrivo a Pietrasanta.

A.R.C. –Per l'appunto, mi dicevi che sei di Palermo. Raccontami del tuo arrivo a Pietrasanta.
G.D.M. – Dopo l’Istituto d’Arte, ho deciso che dovevo imparare ancora. Non ci sono molti laboratori a Palermo, quindi sono venuto qui a Carrara all’Accademia, contemporaneamente avevo la possibilità di lavorare in un laboratorio di scultura a Pietrasanta, quindi studiavo e lavoravo. Ho sempre lavorato nei laboratori, per imparare, soprattutto. Finita l’Accademia ho continuato per anni a lavorare, ho collaborato con centinaia di artisti.

A.R.C. – Quali sono i materiali che prediligi?
G.D.M. – Tutti. Lavoro molto bene con il metallo, la creta. Per questi lavori, ad esempio, il vetroresina è perfetto. E’ leggero, resistente, lo puoi dipingere con qualunque tipo di colore. Uso i colori alla nitroglicerina, ci sono tutte le gamme cromatiche. E’ pratica e poco costosa. Lavoro molto la creta.
Questo è un lavoro che prevede un primo passaggio in creta, poi lo stampo in gomma e infine la resina.
L’anima interna è in metallo saldato, inserita nel suolo pubblico, con quattro bulloni.

8, anima in ferro, vetroresina,
pittura alla glicerina, 2014, Livorno, dettaglio
A.R.C. –La maggior parte dei tuoi interventi sono in questa zona Pietrasanta, Lucca e Livorno poi c’è Torino. Raccontami un po’.
G.D.M. – A Torino c’ho vissuto quattro mesi. Sono partito con la mia equipe e abbiamo piazzato la scultura. Purtroppo anche in quella non c’era abbastanza ferro e l’hanno distrutta.
L’esperienza di Torino è interessante: mi ha contattato il comune e mi ha fatto una proposta di donazione.
Per donare una scultura al comune di Torino devi intanto avere l’avvallo di una giuria, se la passi, firmare un contratto a spese tue, certificato di idoneità statica a spese dell’artista, per i primi dieci anni le spese di manutenzione e restauro sono a spese dell’artista, altrimenti c’è una multa, infine i diritti dell’opera sono totalmente del Comune.
La multa per l’utilizzo abusivo del suolo pubblico è 140 euro. Preferisco la multa per l’uso abusivo del suolo pubblico. Del resto opero in aree non valorizzate, lasciate all’incuria.

8, anima in ferro, vetroresina,
pittura alla glicerina, 2014, Livorno
A.R.C. – Penso che un artista non debba donare al Comune. Piuttosto condividere il suo lavoro con la comunità, se ritiene che questo abbia un senso e, la comunità a suo modo restituire all’artista, deve essere un circolo virtuoso, uno scambio. Non credi? Il Comune come entità amministrativa è un’altra cosa.
G.D.M. – Eh Eh sì, ma il Comune è quello che manda i vigili…

A.R.C. – Come è nato “8”, poteva essere più piccolo o più grande, perche otto anni?
G.D.M. – Il mio progetto riguardava le scuole elementari, l’idea di un “recupero”. Otto era l’età giusta e 8 è un bel numero, è l’infinito.
Ho fatto degli schizzi, poi ho cercato dei modelli, dei bambini di otto anni, ne ho trovato uno che ha fatto da modello. Ho fatto delle foto con vestiti diversi, le scarpe le ho modificate. Li modifico a seconda dell’esigenza. Questo l’ho immaginato poggiato al muro, la posizione è statica. Il bambino seduto prevede più modifiche rispetto alla seduta, questo è più stabile.

A.R.C. – Questi sono i tuoi primi interventi pubblici? Come è nata l’esigenza di uscire dallo studio?
Games, vetroresina,
pittura alla glicerina, 2013, Torino,
(distrutto)
G.D.M. – E’ difficile fare l’artista in Italia, ho girato da per tutto, ho conosciuto tantissimi artisti, galleristi. E’ difficile. Qui, hanno chiuso l’arte dentro le mura. L’arte deve cominciare ad uscire fuori. Non avevo più voglia di stare chiuso dentro le mura e sono uscito fuori.
Dato che non mi danno il permesso, lo faccio senza, prendendomi le mie responsabilità. Il fatto che sono sculture, molto realistiche attirano molto l’attenzione, più di uno stencil, perché sono tridimensionali. Io faccio degli specchi, sono specchi della società. Il bambino con il videogioco non l’ho inventato io.

8, anima in ferro, vetroresina,
pittura alla glicerina, 2013, Lucca

A.R.C. – I tuoi lavori precedenti affrontavano lo stesso tipo di tematiche?
G.D.M. – In passato mi ha interessato molto la montagna scavata, ho lavora ad un progetto che si chiamava Allegoria delle Apuane. Ma, la prima ragazza con il cellulare è del 2002, poi ci sono gli animali che guardano la tv. Ho sempre realizzato lavori sul rapporto con la tecnologia.

A.R.C. – Quali sono i prossimo progetti?
Il prossimo posto che ho adocchiato da circa sei o sette mesi è adatto per gli ultimi lavori. Gli ultimi lavori superano l’infanzia, uno dei prossimi progetti sarà “15”, ragazzine di quindici anni con il cellulare, sedute sul marciapiede. Ho già programmato una decina di nuovi bliz.

A.R.C. – Come trovi i luoghi?
G.D.M. – Prima di tutto guardo la mappa della città, anche a Livorno ho visto le scuole su Google maps, poi vado in sopraluogo. Faccio le foto, prendo le misure, verifico la stabilità del muro, il livello del pavimento, insomma un sopraluogo tecnico.
8, anima in ferro, vetroresina,
pittura alla glicerina, 2014, Livorno
Per Livorno ho preso il treno, mi sono caricato la bicicletta e ho girato per la città. Ho visto le scuole, e quella di via Bini, era tra l’altro la prima che avevo visto, mi piaceva. La zona mi piaceva, il quartiere ha aree fatiscenti, quindi ho pensato di piazzarla lì. La scelta del luogo è poi legata alle difficoltà tecniche. Ad esempio, qui a Pietrasanta il problema era fare dei buchi sulla parete di una casa privata, che poi è stato superato, perché mi è stato approvato.
L’ultima fase è organizzare l’equipe.

A.R.C.- Non lavori da solo, hai una gruppo?
G.D.M. – Ho un assistente per sistemare la scultura, un fotografo, uno che fa il video, poi chi vuole venire può seguirci, a volte ci sono anche dei giornalisti.

A.R.C. – Alla prossima incursione fammi sapere, mi piacerebbe esserci. Comunque sapere come ti sposti, dove, seguire l’evolversi del progetto.
G.D.M. – Sì, certo l’intenzione adesso e spostarmi dalla Toscana. L’idea è quella di muovermi in tutt’Italia.

A.R.C.



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